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Skin hunger e distanziamento sociale

a cura di Luca Ligato
20 Maggio 2020

Il 2020 sarà ricordato come l'anno della pandemia mondiale causata dal nuovo coronavirus, dalle enormi ricadute che esso ha portato sul piano economico, dal lockdown, ma soprattutto per essere l'anno senza abbracci.

 

Era il 21 Febbraio 2020 quando il Primo Ministro dell'Italia, Giuseppe Conte, dichiarava la chiusura di alcune città della Lombardia, definendole "zone rosse", per poi estendere il provvedimento, a partire dal 9 Marzo, su tutta l'Italia. In quei giorni nei Decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (DPCM), atti a contenere e rallentare il diffondersi del virus SARS-Cov-2, è stato introdotto il concetto di "distanziamento sociale". Da quel momento sono stati vietati abbracci, baci, carezze, strette di mano o semplici pacche sulle spalle. Tuttavia, come sottolinea L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), tramite le parole dell'epidemiologo Maria Van Kerkhove, l'espressione "distanziamento sociale" dovrebbe venire sostituito dalla più corretta forma "distanziamento fisico". Attraverso questo semplice cambiamento semantico si potrà separare la percezione della "socialità" come elemento negativo e da temere. Mai, come in questo periodo, è necessario il mantenimento della connessione con i propri cari e la propria famiglia attraverso i mezzi che la tecnologia può offrirci, in modo da mantenere attivo il nostro contesto sociale, senza rischiare l'isolamento che può portare allo sfociare di cattive abitudini alimentari, nello stravolgimento dei ritmi e nella sottovalutazione di problemi di salute. È importante quindi sottolineare che quello che viene richiesto è un distanziamento geografico tra due persone e misurabile in metri (distanziamento fisico) e non in socialità (distanziamento sociale).
Per questo motivo, il Ministero della Salute e la Protezione Civile, con il sostegno tecnologico offerto gratuitamente da TIM, hanno istituito un Numero Verde (800.833.833) di supporto psicologico, attivo tutti i giorni dalle 8 alle 24 con professionisti specializzati come psicologi, psicoterapeuti e psicoanalisti pronti ad ascolta e rispondere alle richieste di aiuto.

 

Le videochiamate o generalmente tutti gli strumenti che ci hanno permesso di rimanere vicini in questo periodo non possono però integrare il senso del tatto e le modalità della comunicazione sensoriale, che sarà destinato a rimanere a lungo sacrificata anche nei prossimi mesi o almeno fino a quando non avremo un vaccino. Questo porterà la maggior parte di noi a un'astinenza da contatto fisico, ovvero quella che gli esperti nominano "skin hunger (fame di pelle)".
Una privazione che si rende necessaria e indispensabile per proteggere noi stessi e gli altri, ma che porta con sé enormi effetti negativi sul nostro umore. Infatti il bisogno di un contatto fisico è una necessità biologica primaria: pensiamo solo ai neonati che subito dopo il parto vengono appoggiati al grembo della madre che lo ha appena partorito. Questo bisogno ci accompagna per tutta la vita, anche da adulti, dove il solo semplice gesto di stringere una mano può smorzare in noi la tensione di quell'incontro, di quella riunione o di quell'esame.
Se la perdita di intimità durante una pandemia globale può sembrare una preoccupazione minore rispetto al contesto generale, in realtà questa privazione può portare a degli effetti anche gravi.
Il sentire il tatto dell'altro sulla propria pelle stimola i recettori di pressione che inviano così l'informazione al nervo vago che produce così una risposta piacevole di rilassamento con una diminuzione della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, aumentando i livelli di serotonina che, se troppo bassi, influiscono negativamente sull'umore o abbassando i livelli del cortisolo, che ad alti livelli influiscono sul nostro sistema immunitario.
È fondamentale quindi ritrovare in questo periodo una propria intimità con auto-massaggi, coccole ai propri animali domestici/pelouche o con lunghe e avvolgenti docce/bagni. L'intimità non deve andare persa, ma solo riscoperta in attesa di nuovi abbracci con i nostri cari.
L'obiettivo delle prossime settimane sarà inoltre quello di ridefinire gli elementi che compongono la comunicazione sia verbale che soprattutto non verbale. Infatti, nelle nostre abitudini quotidiane comunicative, in questa Fase 2, è entrato in gioco un cambiamento radicale, quello della mascherina. Essa è senza dubbio uno strumento precauzionale utile ad evitare o quanto meno limitare la diffusione di droplets (goccioline) che emettiamo quando parliamo, ma che sicuramente oscura una parte del nostro volto, riducendo così la possibilità di percepire le espressioni facciali o i svariati, quasi impercettibili, movimenti labiali che generano una semplificazione del messaggio che si trasmette agli occhi dell'ascoltatore.

Il distanziamento fisico, inoltre, porta a una rivoluzione del nostro concetto di "prossemica", ovvero l'uso che si fa dello spazio e come ci si relaziona con esso, ora falsato e obbligato a una distanza dettata dalla sicurezza e dalla richiesta di asetticismo.
Provate a immaginare di andare ad assistere a uno replica teatrale del "Romeo e Giulietta" di William Shakespeare con gli attori che mentre recitano indossano una mascherina, dei guanti e non possono toccarsi. Come fare ad arrivare al pubblico le emozioni la gioia, la passione e la sfumatura di paura tra le parole dei due amanti nella celebre scena dell'usignolo? Ecco, questa è la sfida che ora ci attende!

 
ASO NEWS - La rivista dedicata agli ASO

di Roberta Pegoraro (26 Gennaio 2020) 



Gli Assistenti di Studio Odontoiatrico esperti lo sanno, non esiste ad oggi una rivista italiana dedicata a loro, in cui si parli delle problematiche del ruolo, delle procedure cliniche di assistenza dal loro punto di vista, o dei materiali per le caratteristiche che servono a loro.

 

Da sempre gli Assistenti di Studio Odontoiatrico si aggiornano su articoli scritti per i medici odontoiatri, molto interessanti indubbiamente, ma spesso privi delle informazioni che servono a un ASO.

 

Ora che il profilo professionale è definito, ora che le competenze e le abilità sono definite, ora che la formazione è prevista per Legge e così l'aggiornamento minimo annuale, serviva secondo noi una rivista per ASO e noi di Dental Equipe School l'abbiamo ideata.

 

Sarà un mensile, perché riteniamo che sia il ritmo giusto per aggiornare senza stressare, per approfondire argomenti e ricevere informazioni utili, per godere delle nostre interviste, per avere informazioni sui principali eventi culturali del settore odontoiatrico.
Ci saranno storie di ASO, ci saranno informazioni su prodotti, strumenti, attrezzature, materiali, tecnologie, e il nostro impegno sarà quello di inquadrare il tutto dal punto di vista dell'ASO, affinché sia utile a loro anche se siamo convinti che finirà per essere una rivista utile anche per gli altri membri dell'equipe odontoiatrica.

 

Ci piace arrivare primi, essere pionieri. Noi di Dental Equipe School ci mettiamo la stessa passione che ci mettono le ASO che si iscrivono ai nostri corsi, lo stesso impegno, la stessa determinazione. Per i nostri corsi scegliamo docenti che condividono la nostra missione: formare ASO preparati, consapevoli del proprio ruolo, entusiasti. I nostri Tutor
sono impagabili, respirano all'unisono con le classi di cui vivono l'entusiasmo, le tensioni, ed il panico da esame:)

 

Abbiamo scritto il primo Manuale dell'ASO, abbiamo scritto il primo libro dei Test, abbiamo organizzato i primi corsi di qualificazione e riqualificazione ASO e abbiamo diplomato i primi ASO in Lombardia in modo conforme alla normativa.
Adesso abbiamo ideato ASONEWS, la prima rivista dedicata agli ASO.

 

La pubblicheremo a breve, segui il nostro sito e la nostra comunicazione sui social e prenota la tua copia, sarà un piacere per noi saperti parte del "club degli ASO formati aggiornati ed informati".